Ciao benvenuto nel Giardino,
Mi chiamo Deborah
e coltivo da anni una relazione di prossimità con le piante spontanee e con tutto ciò che, nella vita, viene etichettato come “sbagliato”, “da togliere di mezzo”.
Da bambina tornavo spesso nello stesso sogno:
un giardino recintato, che credevo di conoscere. Su un grande muro di mattoni compariva una porta verde timo. La aprivo e dall’altra parte scoprivo un giardino magnificamente disordinato. In quell’istante sentivo sciogliersi un giogo antico, come se la realtà si aprisse a qualcosa di più possibilista.
Da ragazza
una donna mi regalò un tema natale e mi disse che il filo rosso della mia vita sarebbe stato il viaggio. Non un viaggio di chilometri, ma di distanze interiori.
Ho accolto quella frase con curiosità.
Già da bambina, profondamente annoiata da ciò che solo si vedeva, tutto ciò che era ignoto e nascosto, come il giardino dietro alla porta verde timo, mi affascinava. Racconti di intricati boschi, erbe magiche ed essenze arboree su cui si intagliavano antichi linguaggi, animavano gli ovattati pomeriggi cittadini, dove il mio più segreto confidente era l’abete bianco del piccolo giardino del condominio in cui vivevo.
Non ci è dato con certezza sapere se l’essere umano sia causativo o se sia tutto in mano al caso, ma ora, diciassette anni dopo, non posso che osservare che le distanze interiori, di cui parlava quella donna, sono la linfa della mia vita.
Cosa viene prima delle nostre scelte?
Cosa viene prima del nostro comportamento e delle relazioni che intessiamo?
Queste sono le domande, che tutt’ora mi tengono in viaggio
Come il mio viaggio con le piante spontanee ebbe inizio
Ho incontrato la mindfulness a venticinque anni, non per curiosità ma la necessità imposta da alcuni eventi molto dolorosi: quelli che nel buddhismo chiamano la prima freccia. Poi è arrivata anche la seconda, la sofferenza che nasceva da come reagivo a ciò che mi stava accadendo. Manifestandosi sotto forma di ripetizione di eventi dolorosamente simili, ansia e profonda tristezza. Dopo un necessario intenso lavoro su di me, con la parte che facilmente identificavo con l'ombra personale, capii che lei, così come le sue manifestazioni non erano avversarie. Il trauma, stavo sperimentando sulla mia pelle, fa sempre il possibile per emergere dalle sabbie mobili dell'inconscio ed essere risolto. L'ombra divenne un'amica pretenziosa, talvolta petulante, ma fortemente alleata.
Il cambio di prospettiva su di me, la me completa e complessa, non furono l'unico generoso regalo della meditazione e della mindfulness: mi fu donata la possibilità di infondermi, più sovente, nell'ambiente naturale: selvatico, spettinato, disordinato.
Quell’attenzione gentile alla natura mi ha acceso il desiderio di conoscenza ed esperienza di ciò che mi circondava: fosse una foglia, una corteccia o un piccolo fiore. Iniziai così a interessarmi allo studio delle piante spontanee. Un’educazione al guardare che rendeva il mondo intorno più aggrovigliato, intrecciato, e chiedeva che i miei occhi, e il mio istinto, diventassero più simili a quelli di un selvatico.
Ciò che amavo di questa nuova relazione era l’oblio entro cui mi faceva scivolare. Una presenza assenza che mi portava a un’attenzione incantatrice. Una distesa verde veniva ora scomposta in mille particelle, ognuna con un proprio nome e un proprio cognome, specie e genere: l’universo in un metro quadro di erba.
Lì e all'ora stava nascendo il mio grande amore: Il mio Ikigai, la mia ragione d’essere. (Ovviamente, insieme all’importantissima missione di coccolare i gatti, che prendono molto sul serio il ruolo di co-terapeuti del mio giardino interiore.) 🐾🌿
Questa è la storia di come è nato il mio rapporto di reciprocità con le piante spontanee e di come ho iniziato ad accompagnare le persone a fare la loro conoscenza: nei boschi e nei giardini, ma anche in città.