Prima ancora di diventare  luogo di eterea perfezione, il Paradiso è stato un lembo di terra: materia, alberi, acqua, foglie.

 

La nostra parola paradiso affonda le radici in una parola antica usata per indicare un giardino recintato. Capire che è il giardino a venire per primo, e che il sacro nasce dalla materia, per me è stato un rovesciamento quieto e radicale.

Da questo è nata una domanda che non mi ha più lasciata: com'era il giardino prima dell'Eden?

La  storia dei giardini, fin dall'alba del mito, è anche la storia di ciò che viene scacciato, rinnegato, diserbato: piante, persone, desideri, ombre.

Un giardino però, se lo guardi bene, è il luogo prediletto dei segreti: presenze sotterranee che, prima o poi, trovano la via per germogliare, crescere, prosperare. In questo, un giardino mi è sempre apparso più simile alla dimensione interiore umana che al Paradiso.

 

 

"Tutto bello, giallo, pulito"

Nelle fortunate volte in cui da giovane ragazza potevo dedicarmi alla vita di campagna mi capitava di sentir dire dalle memorie storiche del paese, guardano il campo di fronte: Tutto bello, giallo, pulito. Quel giallo era la conseguenza di una grandiosa azione di diserbo fieramente rivendicata: le malerbe erano state espulse, le infestanti sconfitte. Mi capitava lì e all'ora di pensare al mio di giardino, quello interiore. Giardino anch'esso inevitabilmente abitato, infestato da materia spontanea che identificavo come parti divise da me: scomode, strette, pungenti. Parti non coltivate per scelta eppure efficacemente seminate e fertilizzate nella psiche dagli eventi della vita. Paure, abbandoni, lutti, convinzioni definibili come "ombre dell'inconscio" abbastanza forti - infestanti - da scegliere e persino agire prima di me.

 

 

 

Ed è così che un'erbaccia che viene strappata, diserbata, fraintesa diventa metafora delle parti d'ombra che ci abitano.

La lettura metaforica del parallelismo di questi aspetti - così umani e scomodi - e le piante spontanee è sorto in me solo in età matura, grazie all'avvicinamento al mondo naturale. Ma è nell'adolescenza che, mio malgrado, ho potuto - forse dovuto - comprendere quanto queste parti, esattamente come le malerbe spontanee, necessitassero di essere conosciute e comprese per rivelarsi nutrienti e trasformative.

 

 

 

Il Giardino prima dell'Eden è un giardino selvatico, perfettamente caotico e coerente.

Se nel giardino edenico il principio femminile si manifesta nella presenza di Eva, è facile chiedersi come esso potrebbe rivelarsi nella dimensione pre-edenica.

Chi è la donna del Giardino prima dell'Eden?

Colei il cui principio femminile è l'espressione stessa della convivenza tra le malerbe, ombre e sublime.