INTUITO SELVATICO: MEMORIE DI MALERBE
Il podcast
E se le piante spontanee, persino le infestanti, avessero qualcosa da insegnarci? Questo podcast intreccia botanica, fitoalimurgia, folklore e filosofia per riscoprire il valore nascosto delle malerbe.
Ed è così che un’erbaccia che viene strappata, diserbata, fraintesa diventa metafora delle parti d’ombra che abitano il nostro territorio interiore e che, se conosciute e comprese, si dimostrano nutrienti e trasformative, proprio come un’essenza spontanea.
Tra riflessioni, storie collettive e leggerezza, ogni episodio è un invito a guardare il selvatico – fuori e dentro di noi – con occhi nuovi.
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“Ho le mie erbe”. Questa è la frase che sovente mi trovavo a ripete in un momento di forte sradicamento. Dove il verbo avere non desiderava richiamare una qualche presunzione di possesso, era più che altro un intuito di prossimità. Un istinto che mi collegava al mondo naturale e al suo comportamento. Dell’intuito di prossimità è, forse, più facile raccontare immagini che spiegarne il significato. Ed è così che si è creata l’anima che ha generato questo podcast, che altro non è che una sequenza tridimensionale di immagini suggerite dal contatto dell’intuito umano a quello naturale. Un connessione che si fa ponte verso una strada che conduce a osservare sé stessi attraverso il movimento della natura. Il comportamento pionieristico di una Betulla, come quello discreto e amaricante di un tarassaco, mi ha permesso di avvicinarmi a una saggezza altra, capace di creare quello che definirei “un sentiero fuori tracciato”. Una scelta che non è selvaggia e neanche antropocentrica. Ma che è in grado di riportare morbidamente l’essere umano nella selva.
Sacrificio: La ballata libera della betulla
Cosa significa davvero “sacrificio”? In questo episodio, Deborah Durando e Valerio Boscaro ci accompagnano in un viaggio tra simboli, miti e radici etimologiche per riscoprire il senso profondo di una parola spesso associata alla rinuncia e alla sofferenza. Dalla figura del Cristo al potere pedagogico dei racconti, dalla filosofia esistenzialista fino alla magistra del bosco – la Betulla – si apre uno spazio per immaginare una “terza via”: il sacrificio come atto di presenza consapevole, come sacrum facere, “fare in modo sacro”.
Tra riflessioni e memorie, conosceremo la Betulla dal punto di vista botanico e fitoterapico: le sue caratteristiche ecologiche e gli usi tradizionali così intrecciati con il legame profondo che questa essenza arborea custodisce con il femminile sacro.
Un invito a ripensare il senso del vivere attraverso il filtro della natura, dei miti dimenticati e delle scelte autentiche.
Carlina e il barometro della tristezza
Tra leggende medievali, visioni angeliche e antichi monasteri, seguiamo le tracce della Carlina acaulis, pianta portentosa e scenografica che affonda le radici tanto nei pascoli d’alta quota quanto nel mito. Capace, secondo alcuni, di guarire Carlo Magno e il suo esercito dalla peste, scopriamo oggi che i suoi poteri vanno ben oltre il mito.
Non solo contravveleno, ma anche barometro naturale, la Carlina ci guida con delicatezza nell’approccio con territori interiori intimi: quelli delle emozioni che non riusciamo a contattare o a comprendere, come l’apatia e la rabbia. Tra ricette contadine, poteri fitoterapici e racconti personali, ci immergiamo in un viaggio sorprendente che intreccia la botanica alla psicologia, il sapere scientifico alla cura del proprio paesaggio interiore.
E se alcune emozioni/piante potessero insegnarci come scoprire che tempo fa… dentro di noi?
Lasciati guidare dalla Carlina, tra piogge radioattive interiori e cieli che si schiariscono. Una puntata che profuma di petricore, coraggio e antichi saperi.
Valeriana: non la chiamano più Inquisizione
Nella Bassa novarese, in piena Controriforma, Antonia, ragazza gentile e libera, diventa il bersaglio del suo paese: accusata di stregoneria, viene bruciata viva nel 1610. Partendo dalle carte processuali e da La Chimera di Sebastiano Vassalli, Deborah e Valerio entrano nel cuore della caccia alle streghe come strumento di potere: controllo di corpi e pensieri, fabbricazione di un “nemico” visibile, repressione di un femminile non addomesticato—spesso vicino ai saperi della natura.
A guidare il viaggio è la Valeriana, pianta che cura e seduce con la sua quiete: benefica e insieme sospetta, emblema dell’ambivalenza riservata alle donne sapienti, rispettate ma anche temute. E il passato non resta museo: la puntata lega quelle dinamiche alle radici culturali della violenza di genere di oggi, chiamando in causa un’educazione più profonda—non solo scolastica, ma emotiva e mentale—per scardinare davvero i modelli patriarcali.
Tarassaco: l'amaro della vita
Cosa può insegnarci un fiore di tarassaco che nasce tra le crepe dell’asfalto?
L'immagine tratta dal libro coreano A Dandelion is a Dandelion, diventa il punto di partenza di questa puntata: un invito a guardare di nuovo ciò che di solito resta inosservato eppure vivo. La presenza discreta del Tarassaco diventa simbolo della bellezza che smettiamo di riconoscere nelle cose, nelle persone e in noi stessi quando tutto passa attraverso la “lente” opaca della normalità.
Il viaggio però non celebra solo il piccolo: mette al centro anche l’amaro, uno dei gusti della vita. Deborah e Valerio esplorano come l’amaro, un tempo parte integrante della nostra cultura e della nostra dieta, oggi venga spesso rifiutato in favore del dolce o della gratificazione immediata. E si chiedono se, come certe sostanze amare in natura possono depurare, anche le esperienze amare delle vita—se accolte—possano renderci più maturi, presenti e interi.
Un episodio da ascoltare con lentezza, magari sorseggiando qualcosa di amaro.
Prugnolo: il margine del bosco
In questa puntata, morbidamente, proveremo a entrare nel fitto della foresta partendo dal suo confine liminale: il margine del bosco. Un luogo che, scopriremo, non è solo una linea di demarcazione, ma un portale. Un varco fatto di spine, rovi, che non sono però strumenti di esclusione, ma forme di protezione. Una proposta di auto tutela di sé che scopriremo poter essere amorevole in quanto capace di nutrire pur tenendo lontano.
Tra cenni di botanica, ecologia e memorie di infanzia la “magistra” di oggi, il Pruno Selvatico, ci farà riflettere su cosa voglia dire proteggere il proprio bosco interiore. Mostrando come si possa farlo senza negare il bisogno dell’altro, prendendosi cura di sé, rispettando i propri limiti, offrendo, contemporaneamente, una relazione nutriente.
Ed è così che il pruno diventa un simbolo potente di confini fertili, dove distanza e amore possono coesistere.
L'edera e il sostegno: aderire opposto ad avvolgere
L’edera, Eideheann nell’antico gaelico, è la rampicante per eccellenza e forse una delle piante più fraintese. Nel folklore veniva lasciata crescere sui muri come amuleto contro il male; le sue bacche erano legate a rituali dionisiaci e la medicina popolare la impiegava per diversi disturbi.
Oggi spesso liquidata come “parassita”, l’edera rivela invece un modo di stare al mondo che diventa metafora: un invito a ripensare relazioni, legami affettivi e dinamiche familiari, distinguendo ciò che nasce dal bisogno da ciò che è sostegno e crescita reciproca.
Tra esperienze personali, spunti botanici e riflessioni psicologiche, Deborah e Valerio guidano una puntata che propone di “inselvatichire la mente” per guardare la natura e sé stessi con occhi nuovi.
La lezione della magistra di oggi è chiara: non si cresce avvolgendo, ma aderendo.
Il Poligono del Giappone: le piante viaggiatrici
In questa puntata scopriremo una Venezia torbida e affascinante, tra il 1350 e il 1450, quando la botanica si intrecciava con il potere e il contrabbando. Non solo spezie e tessuti, ma anche semi e piante rare solcano, nascosti, i mari verso la Serenissima, cambiando per sempre il paesaggio vegetale europeo.
Seguendo le tracce lasciate dalle piante “viaggiatrici”, dal contrabbando verde al primo orto botanico universitario, dalle piante "aliene" al fraintendimento del termine alimurgia, approderemo tra le erbe dimenticate, sostituite, riscoprendo il senso dell’identità culturale e gastronomica.
Lungo il cammino incontriamo lui: l’odiatissimo— e bellissimo— Poligono del Giappone.
Una pianta invasiva e resistente, che ha molto da raccontare, non solo agli ecologi… ma anche ai cuochi più curiosi. Un’invasione che può trasformarsi in risorsa, una malerba che diventa piatto innovativo e sostenibile.
I vostri pensieri
"Ero sicuro di ascoltare cose interessanti, ma non pensavo che si raggiungesse una tale profondità ed interconnessione. Quando qualcuno ti mostra il mondo da angolazioni diverse allora è da ascoltare molto attentamente. Podcast da ascoltare assolutamente. Bravissimi."
Lorenzo Costa
"Deborah e Boschis V, propongono la loro intuizione selvatica su questo argomento e su vari intrecci affini. Lo trovo un ascolto arricchente, personale e utile per la collettività! Riflessioni ampie su temi su cui mi soffermo molto anche io...ritrovargli negli altri mi da molta fiducia e amplifica la mia crescente sensazione di condivisione."
Giorgio Beltrame
"Meraviglioso!!!! Apprezzo davvero il modo in cui siete riusciti a esprimere certi pensieri con naturalezza e profondità. Bravissimi, continuate così...continuerò ad ascoltarvi"
Simona Souberan